Nel cuore di Torino c’è un quadrato sconfinato, che tra quattro vie racchiude mille culture. A San Salvario ci nascono in pochi ma ne sono sempre arrivati tanti. Prima dal sud Italia per lavorare alla Fiat, poi dai sud del Mondo in cerca di opportunità. Le statistiche ufficiali dicono che dei 12 mila abitanti del quartiere, almeno uno ogni dieci è straniero. Ma chi non è straniero a San Salvario? Se ti chiudi hai paura che tutte quelle facce si scontrino, se ti apri sei ricco, perché ognuna ti racconta qualcosa. Se passeggi per le strade inseguendo gli odori che escono da quelle finestre ti sembra di essere a Lima, al Cairo, a Dakar, qualche volta anche a Barletta.

 

A San Salvario per diventare ricco non guadagni né paghi. Ma scambi quello che sai fare in cambio di tutto quello che vuoi imparare. Basta un ritaglio.

 

Basta un ritaglio – Banca del tempo a San Salvario dal 2005 lavora sul territorio del quartiere per favorire l’integrazione degli abitanti attraverso il meccanismo dello scambio. Lo scambio è concepito come motore d’integrazione, e di creazione di vincoli di fiducia tra gli abitanti del quartiere. Il tempo impiegato determina il valore di ogni attività scambiata; questo permette di rimettere sullo stesso piano la dignità e l’importanza di ogni competenza. L’attività si rivolge - in via prioritaria - a giovani italiani e stranieri che appartengono a una fascia di età compresa tra i 18-35 anni. Con particolare interesse è seguita l’inclusione delle donne straniere nelle attività di scambio, individuate come fascia per cui il processo di integrazione può risultare più difficile.

 

Al 31 marzo 2007 sono 268 le persone iscritte alla banca del tempo, di cui 159 donne e 109 uomini, 142 italiani e 126 stranieri, di 28 nazionalità differenti. Nel corso del 2006 sono state scambiate 419 ore, di cui 356 tra italiani e stranieri (85%). Nel corso del 2007, fino al 31 marzo le ore scambiate sono state 188. Le nazionalità rappresentate sono: italiana, spagnola, francese, belga, greca, turca, georgiana, bielorussa, ungherese, moldava, russa, vietnamita, filippina, mauritina, marocchina, tunisina, egiziana, ivoriana, senegalese, somala, camerunense, kenyota, salvadorena, colombiana, boliviana, brasiliana, argentina, peruviana.

 

 

 

 

 

 

 


 

Storie

 

È stato tutto tra maggio e luglio del 2005. E poi a ottobre il Senegal. Davide sapeva che avrebbe dovuto fare un viaggio di lavoro, lui che studia le foreste. Sarebbe dovuto andare a Lougà, nel nord del Senegal, per osservare i funghi che spuntano sulle cortecce di certi alberi, aiutato dai contadini del posto. Per questo ha chiesto alla banca del tempo se tra i suoi soci c’era qualcuno che potesse aiutarlo, un po’ a migliorare il francese, un po’ a conoscere la cultura senegalese e il dialetto wolof.

Prima ci ha pensato Dominique, poi Beatrice, due cugine senegalesi in Italia per ragioni di lavoro. In cambio chiedono una mano con il loro italiano, per poter scrivere il curriculum, per imparare i nomi degli utensili domestici. I primi incontri avvengono nella sede della banca, per superare la timidezza, e vedere come funziona lo scambio. Quando Dominique trova lavoro in un’altra città ci pensa Beatrice a Davide, ma tra tutti è già nato un clima di fiducia: sono iniziati gli scambi di cucina, che spesso si concludono con un invito a cena esteso anche ad altri soci della banca. Un momento importante per coltivare le relazioni tra i soci.

La partenza di Davide è l’occasione di trasformare lo scambio: piccione viaggiatore in cambio di un posto per dormire i primi giorni a Dakar. All’arrivo all’aeroporto Davide trova Gaston, fratello di Beatrice, ad aspettare lui e le sue valigie piene di regali per tutta la famiglia.

 

 

 

 

Samir è appena arrivato dall’Egitto. Non ha un lavoro, ma tanti sogni nella testa e tantissimi parenti, tutti nipoti dello stesso zio. Dalla banca del tempo vorrebbe tutto: imparare l’italiano, il computer, un lavoro, una fidanzata…Ma ci trova un contesto. Comincia a prendere lezioni di italiano da Francesca, e per ricambiare dà una mano ad allestire l’ufficio della banca del tempo. Quando sparge la voce a casa arrivano uno dopo l’altro cugini e fratelli: Ashraf, Ali, Mohamed, Goma. Anche lo zio, Shaaban, si lascia incuriosire, tanto che compila il foglio d’iscrizione da casa, perché ha una gamba rotta.

Poi arriva Salvatore, mediatore culturale in pensione che ha voglia di chiacchierare in arabo di tanto in tanto. In cambio continua a insegnare italiano a Samir, mentre Francesca comincia a conversare con Shaaban, che l’italiano lo vuole solo migliorare, perché è 10 anni che vive a Torino. A Porta Palazzo conosce tutti, e così per ricambiare accompagna Irene a fare un giro nelle botteghe etniche del quartiere per fare delle foto.

 

Settembre 2005.

La porta della banca del tempo è ancora chiusa per la pausa estiva, ma Ibrahim è già tornato. Cerca qualcuno che lo aiuti a ricominciare la vita a Torino, dopo tanti mesi passati a Pisa, che per la strada ci sono più turisti per comprare i suoi cd. Ci giunge voce che qualcuno passa un giorno sì e un giorno no per capire dove siamo finiti, e capiamo che è finalmente il momento di riaprire. E così torna anche Maria Chiara. Prima dell’estate si erano salutati dopo tre mesi di frequenti scambi: francese contro italiano. Ma Ibrahim di lingue ne sa 4, e ha voglia di insegnare anche molto altro. Per esempio come si gioca a Orylle, un passatempo senegalese che si gioca con dei semi disposti su una scacchiera lunga e stretta. Lo insegna a Ilaria, che in cambio lo aiuta a riscrivere il suo curriculum. E per lui ricomincia un altro anno di poco lavoro e tanti scambi, in attesa che la bella stagione porti la sua bancarella sul litorale.

 

 

 

21 maggio 2006, Piazza Madama Cristina – Festa degli Scambi

Un evento interamente basato sulla logica dello scambio. L’abbiamo festeggiato così il primo anno dall’apertura dello sportello della banca del tempo di San Salvario. Dalla manovalanza, al catering, dall’animazione per bambini, a giocolieri, fotografi, musicisti…ogni attività proposta è stata fornita da utenti della banca del tempo, che per un giorno hanno messo a disposizione i loro saperi tutti insieme, per realizzare la festa degli scambi. Le loro prestazioni sono state contabilizzate in ore, di modo da permettere di recuperare il tempo impiegato a realizzare la festa, in un altro momento.

 

Quando Eman ha capito che per fare il Ceviche i peruviani invece che cuocerlo fanno marinare il pesce nel limone quasi non ci crede. Per la sorpresa non riesce a smettere di sorridere, e si porta le mani alla testa appena torna a guardare la teglia di pesce persico che marina piano piano e cambia colore. “In Egitto non si fa” continua a ripetere. Si alza due o tre volte, per chiedere se ha capito bene. Poi lo assaggia. “Sembra cotto, che buono! E che fresco!”, dice. Piace anche ai suoi bambini, che a differenza sua lo mangiano senza chiedersi come sia fatto. Ma la sorpresa di tutti ritorna quando Emma, la signora peruviana che sta animando la sessione settimanale di scambio di cucina, spiega che in Perù si dice che per non piangere quando si tagliano le cipolle basti mettersene un pezzo sulla testa.

Attorno al tavolo di Scambiobiotico – così si chiamano le sessioni di scambi di cucina – siedono ogni settimana una ventina di donne. Tutte aiutano a preparare, tutte assaggiano. Una volta per una, le signore della banca del tempo propongono alle altre una ricetta del loro paese di origine, e si fanno aiutare a prepararla. Attorno al tavolo si svelano i segreti gastronomici che nel loro paese di solito non si dicono, perché tutti li sanno. Che in Spagna si grattugia il pomodoro per fare la salsa, che in Egitto se un dolce è caldo ci si mette su uno sciroppo freddo, e se il dolce è freddo lo sciroppo deve sempre essere caldo. Le italiane ascoltano attente, e quando tocca a loro raccontano alle non native come si preparano i cavatelli, e insegnano loro a schiacciarli con le dita.

 

 

 

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